bella 62

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ITALIANO? PUSSA VIA! (Maggio 2011)

 

              Tempo fa, scrissi una lettera simile alla seguente ad un quotidiano nazionale e ad un settimanale cuneese.

 

"""""Sono un vecchio provveditore agli studi cuneese in pensione e, come attività volontaria, da ottobre mi sto arrabattando per trovare un lavoro per un detenuto che uscirà a maggio. Detenuto è una parola grossa, ma è un quarantenne che commise un solo reato, non contro il patrimonio, non con violenza fisica; difeso d'ufficio, si prese i suoi due anni e rotti, che ha scontato esemplarmente (così mi dicono chi lo cura in carcere). Ma quando uscirà che farà? Ha figli piccoli, ma li ha presi la sua ex compagna, che non lo vuole più e si è sistemata diversamente. Non ha parenti in Cuneo nè un tetto. Non ha problemi di salute, nè di alcool, nè di droga; è robusto e disponibile a qualunque lavoro, purché sia lavoro generico. Lavorava, ma, dopo l'"incidente", fu licenziato.

    Come detto, da ottobre, mi sono rivolto a tante aziende, Cuneesi e non, senza ottenere nemmeno risposta. Idem con alcuni politici, fatta eccezione per uno, ma senza conclusione.

Nessun risultato con i Servizi Sociali. Bisogna toccare con mano, per capire certe situazioni.

Quando uscirà, non gli rimarranno che i proventi della notte; e sappiamo quali.

    Mi fa rabbia vedere persone cosiddette perbene che si stracciano le vesti per Africani e quant'altri, che piangono sulla disoccupazione, senza considerare che una cosa è essere alla ricerca di un primo impiego o essere cassintegrato, altra cosa è essere quarantenne sul lastrico, senza una lira e soprattutto senza un tetto nè una camicia di ricambio.

    Mi fa rabbia vedere certo  clero (non tutto) che si sbraccia per i fuggitivi extracomunitari, ma, pur conoscendo il caso, non muove un dito per un Cuneese, nato a Cuneo da genitori italiani, con nonni e bisnonni italiani. Il che, per me, non è una colpa. Ma sarò indietro coi tempi.

    Mi fa rabbia vedere le aziende, pubbliche e private, gli industriali, i commercianti, piccoli e grandi, che piangono perché si sentono "lasciati soli", ma fra i dipendenti hanno decine di extracomunitari.

    Mi fa rabbia sentire i Governanti che dicono che un profugo per Comune si può sistemare, che gli Italiani non vogliono lavori umili.

    La persona di cui parlo è sana, attiva, volenterosa, disponibile a qualsiasi lavoro onesto dovunque, purché generico e continuativo (ha solo la terza media e non ha nemmeno la patente auto, ma solo per il motorino. Che non ha più...).

    Se qualcuno, leggendo, avesse un suggerimento o un'idea per il lavoro (non per un progetto di ricupero, perché non è affatto da ricuperare), gliene sarò grato. In verità, dopo cinque mesi, non spero più niente.

    Ma la rabbia è cattiva consigliera.

Buona Pasqua. La stessa che vorrei augurare alla persona di cui parlo."""""

 

            Non fu pubblicata, penso, per distrazione, perché non voglio pensare che intralciasse i piani dei professionisti dell'accoglienza, desiderosi di allori. La  ripropongo ora, anche se è, in pratica, un doppione della Lettera al Beato Angelo.

            Non si sa mai: un'azienda (o un imprenditore) che legga la presente e che abbia anche un solo posto disponibile, magari per turn-over, potrebbe contattarmi...

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