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161) - 1992 - Cuneo. E' una Sezione del
provveditorato agli studi.
Prima fila alta, da sinistra: Ezio Sordello, Renata Bertolotti, Carlo
Benatti, Mario Chiri (deceduto), Giovanni Ferrero;
In primo piano, da sinistra: Rina Rancurello, Anna Santo, Elio Galvagno,
Alfredo Rinaudo, Pietro Mondino, Gaetano Mandarano e Mario Isoardi.
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162) - 1932 - Novello. E' la prima foto
scattata da mio padre con l'autoscatto: non era una reflex e non aveva tenuto
conto della correzione del parallasse. Per chi non se ne intendesse, se non
si tratta di una reflex. il mirino inquadra giusto solo ad una certa
distanza; se si è più vicini, bisogna tenere conto che il mirino,
generalmente, punta più in basso. Così, si tagliò la testa!
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163) - 1934 - Chiusavecchia (IM) . Quando
si era poveri, le foto si facevano così: per fondale, si stendeva su una
cordicella una coperta o una tovaglia e la persona vi ci si metteva davanti.
Di questa ragazza non ricordo più nè il nome nè il cognome; dovrebbe essere Vincenza
Ramoino, sorella di Francesca. Non l’avevo riconosciuta, ma i cugini di
Lucinasco me lo hanno chiarito.
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164) - 1939 - Novello - E' una cerimonia
per qualche caduto; presumo per il legionario morto nella guerra di Spagna.
Riconosco alcune persone, a
cominciare da mio padre: è il primo a sinistra, semicoperto, con la bustina e
la divisa della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale.
A lui, che era stato riformato alla leva, era stato ordinato, in quanto
insegnante, di fare il milite della M.V.S.N. a Novello. Non aveva armi e non
sparò mai un colpo in vita sua (non era cacciatore). Aveva un pugnale che,
quando, per la povertà, tentammo di farro arrotare per trasformarlo in
coltello da cucina, si dimostrò di metallo molle e, perciò, inutilizzabile da
mia madre. La lama si ruppe subito; ne rimase un centimetro, che mio padre
infilava nella guaina quando doveva andare alle cerimonie, per far vedere che
il pugnale c'era.
Il più a destra, coi baffi, è
Andrea Rosso, il vice-sindaco, che, per le occasioni, doveva mettere la
divisa (che invenzione la divisa da sindaco...).
L'altro baffuto è munsù
Pinotu, il farmacista Elia Tarditi, all'epoca Segretario del Fascio (tra
un'aspirina e un purgante...). Morì in treno, d'infarto, mi pare nel 1941.
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165) 1939 - Novello. Davanti alla lapide
dei caduti, si presenta il Fascio Femminile. Fra le donne, chi tiene lo
stendardo è Giovanna della Censa (o della Posta). La madrina, la signora
alta, è la signora Peyron sposata Giordano, la famiglia dei più grandi
proprietari terrieri di Novello, con beni anche altrove.
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166) 1939 - Novello. Come sopra. Questa
volta, c'è il sindaco titolare, il cav. Pasquale Anselma,
Si noti, in alto a destra, la
lapide bianca: era quella ordinata dal Duce per celebrare la vittoria
d'Africa, malgrado le "inique sanzioni". Erano proprio definite
così sulla lapide.
Invece, sulla lapide dei
caduti, si nota, in basso, un nome in metallo chiaro: è quello di Alfredo
Marenco, legionario per fame. Catturato vivo dagli antifranchisti, fu
torturato ed ucciso.
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167) 1939 - Novello. Le donne fasciste (o
Massaie Rurali che fossero) preparano la Befana Fascista
per i bimbi poveri.
In piedi, tota Balocco;
l'altra non la riconosco.
Sedute, da sinistra: Adelaide
Tarditi, Maria Anselma, Emma Taricco (forse) e Giovanna Tarditi, sorella di
Adelaide.
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168) 1928 - Monforte d'Alba - Il gruppo dei
fascisti della prima ora, ma non riconosco nessuno.
La piazza è quella dove si
giocava al pallone elastico (a me piace continuare a chiamarlo così).
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169) 1942 - Tre coscritti con le rispettive
famiglie. Belle facce contadine, col berretto in testa. La bambina col
vestito bianco è Maria Guglielmino, mia compagna di scuola, dal carattere
estroverso e simpatico.
I tre coscritti sono, da
sinistra: Giovan battista Galvagno, un Guglielmino e Vincenzo Tarditi,
assassinato in treno nei pressi di Alessandria da un commilitone, per
prendergli quattro soldi di paga, mentre tornavano dalla prigionia.
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170) 1937 - Novello - La professoressa
Dagnino, nata Galluppi, con le sorelle Tarditi della Fracchia e la mia
famiglia.
La signora Dagnino era la
nipote del filosofo Pasquale Galluppi e si riteneva miracolata, perché, nel
1908, era a Messina durante il terremoto e si salvò rimanendo parecchie ore
incastrata sotto una sedia rovesciata che fece da ponte e resistette alle
macerie.
Le sorelle Tarditi (ai lati)
erano soprannominate le Stornelle o, meglio, quelle dello Stornello. Il
perché il padre avesse quel soprannome non lo scoprimmo mai. Nella foto ce ne
sono due, ma erano parecchie di più. Erano semplici contadini, intelligenti.
I due figli maschi furono avviati, con sacrificio, agli studi: uno divenne
sacerdote e canonico. L'altro insegnò fino alla pensione in un Liceo di
Genova. A sua volta, quest'ultimo abbe due figli, di cui il primo docente
universitario di letteratura greca (con pregiate pubblicazioni) ed il secondo
legale in un istituo bancario.
Il canonico era rimasto al
"non expedit"; per lui, lo Stato era ancora un nemico. Per tale
motivo, il non pagare le tasse non doveva essere confessato, trattandosi di
un'opera di bene.
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