LE FOTO DA 211 A 220 (Gennaio 2006)

211) - 2005 - Jerusalem. Sullo sfondo, il Muro del Pianto. In primo piano, noi, turisti infedeli...
        Nel Novembre scorso, feci il mio terzo viaggio in Israele. Il viaggio non organizzato presenta molte differenze da quelli di gruppo, perché si vede meglio la realtà, anche se, a volte, ci si trova in situazioni difficili. L'impressione è di uno Stato sovrano piccolissimo, che vorrebbe vivere in pace coi vicini, ma non ci riesce, perché questi ne negano l'esistenza. Per di più, è sottoposto ad un eterno ricatto: l'UNU, nel 1948, stabilì dei confini e dei patti, ma, ogni volta che i vicini rompono i patti e fanno la guerra, se la perdono, gridano: "torniamo ai vecchi confini!".
        E' come se l'Italia, avendo perso la guerra, avesse detto: "Cancelliamo tutto e ritorniamo ai vecchi confini: la Francia non si prenda la Val Roja e la ex Jugoslavia non si prenda l'Istria e mezza Gorizia". Troppo comodo.
        Eppure, gran parte dell'opinione pubblica occidentale - che non vuol essere definita razzista - la pensa così, come pensa sia bene gridare "Più ponti e meno muri", che equivale a dire: "Più morti innocenti per mano terrorista". Va ben che, in fondo, sono solo ebrei, ma cerchiamo noi di essere cristiani...

212) - 2005 - Betlemme. Il muro per impedire che i terroristi entrino in Israele. E' l'esatto contrario del famoso muro di Berlino, dove si impediva che la gente uscisse. Qui, i kamikaze sono una cosa troppo seria; perciò, le persone in entrata sono controllatissime, memori che il primo kamikaze fu Sansone.

213) - 2005 - Jerusalem. Messa sul luogo esatto del Santo Sepolcro. E' talmente piccolo che ci si entra al massimo in quattro, celebrante compreso.

214) - 2005 - Jerusalem. Via Crucis lungo la Via Dolorosa. Si effettua ogni venerdì pomeriggio, fra negozi semiaperti e fischi di ragazzi arabi. Gli ebrei sono più intelligenti: non fanno alcuna manifestazione ostile. Sta diverntando una cosa poco seria, perché la distrazione dei negozi, gli schiamazzi dei ragazzini, le deviazioni imposte dal rispetto di certe proprietà private, snaturano il percorso originale ed impediscono il raccoglimento dei fedeli.

215) 2005 - Jerusalem. Il simbolo della paura che regna in Israele: la ragazza che va al lavoro col mitra. Se non si sentono sicuri, i civili sono autorizzati a portarlo, purché abbiano fatto il servizio militare.
        Sorprende vedere giovanotti che vanno al bar o all'appuntamento con tanto di mitra sulla schiena. Da notizie raccolte, risulta che mai dello stesso si è fatto un uso improprio: rapina, rissa, eccetera. Non ha mai dato luogo ad inconvenienti, ma c'è sempre il timore che la paura (giustificatissima, in verità) possa portare a qualche gesto inconsulto o a qualche errore. Basti pensare all'alt ai posti di blocco. Da noi, quando la Polizia ci ferma, accostiamo proprio dove c'è la Polizia, che non teme che vogliamo saltare in aria con lei. In Israele, la prima volta che guidava, mio figlio ha corso un rischio. Per fortuna era con un confratello esperto. All'alt, imposto da lontano, si avviava ad accostare dove c'era la Polizia. "Frena subito!", gli urlò il confratello, "e spegni le luci!". Obbedì senza capire; poi, il confratello gli spiegò che, per difendersi dai kamikaze, le regole impongono, all'alt, di fermarsi non so più se a 10 o a 20 metri, di spegnere le luci lasciando solo quelle di posizione, di scendere e di attendere ordini.
        Si fa presto a saltare in aria, come a Nassirya. Si fa anche presto a distrarsi un attimo ed a farsi sparare addosso: chi ha il mitra o è al mitragliatore non ha più di un secondo per decidere. E' terribile, ma è così.

216) 2005 - Jerusalem. Al mercato nel rione degli ebrei di provenienza dall'Europa Orientale, per lo più russi. Anche parecchie insegne sono in russo. La spesa per la sicurezza è enorme: ad ogni fermata di autobus c'è un militare col metal detector che "tasta" chi sta per salire. I mercati rionali sono in vie chiuse alle due estremità, con due guardie ad ogni entrata. Per lo più, sono soldatesse. Abbiamo chiesto a due (molto carine; una, poi, mi piaceva tanto tanto) di essere fotografate con noi. Si sono messe in posa nascondendo la pistola nelle tasche del giubbotto: si vede il rigonfiamento.
        A volte, fanno tenerezza. Ne ho vista una, giovanissima, di guardia proprio in mezzo alle bancarelle dei dolciumi. Per un po' ha resistito; poi, con una mano teneva il mitra e con l'altra il lecca-lecca appena comprato.

217) 1940 - Novello. Tra bellissimi grappoli, tre bellissime donne con la moda degli anni '40.

218) 1939 - Non so da dove venga questa foto. Se qualcuno mi sa dire qualcosa, gliene sarò grato.

219) 1940 - Monchiero. E' scoppiata la guerra: la parola d'ordine è "Vincere, e vinceremo in cielo in terra e in mare..." (diceva la canzone). I cannoni fanno bella mostra di sè a Monchiero, allora frazione di Novello. Sullo sfondo, il Bricco della Croce.
        I soldati saliranno anche a Novello, dove si accamperanno dalle parti di Piazza S. Anna. Mi ricordo solo tanti muli ed i paletti infissi nei buchi del parapetto della piazza, per legarvi i muli.

220) 1940 - Novello. Le famiglie Camia e Tarditi (Biasin), vicine di casa.
        Mi pare manchi uno dei "Biasin", perché militare. Il quale fece una fine tragica, nonn so più se fucilato a Cefalonia o assassinato in treno, a guerra finita, mentre tornava a casa congedato.

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