MORS TUA VITA MEA (Giugno 2021)

 

      Caro Beato Angelo Carletti, compatrono della Città di Cuneo,

      E' l'inizio di Maggio 2021 e mi viene in mente che mio nonno m’insegnava che i sacramenti sono otto: Battesimo, Cresima, Eucaristia, Penitenza, Estrema unzione, Ordine, Matrimonio e Ignoranza; l’ultimo è quello che salva l’anima di tante persone.
      Non so se Tu sei d’accordo, ma è ciò che sto pensando, vedendo che anche nella mia Cuneo – definita dal Carducci città possente e paziente – tanti miei amici si agitano al grido: vogliamo aprire il negozio per vendere e guadagnare (sottinteso: e non c’importa niente degli altri).
      D’altra parte hanno ragione, perché così fan tutti. Da tre giorni 24 giornali ed altrettante televisioni impegnano pagine ed ore per parlare di quelle due sfortunate persone morte sul lavoro e di quella bambina scomparsa vent’anni fa, ma non si dilungano sui singoli casi dei circa 300 (trecento) morti al giorno (ripeto al giorno) per coronavirus; si limitano a darne il numero e a discettare sugli orari di coprifuoco...
      Non è cattiveria, caro Beato, ma soltanto non conoscenza dei motivi scientifici che impongono delle limitazioni. Anch’io vorrei tutto aperto e stop alla mascherina, ma, non essendo competente, mi attengo ai consigli degli scienziati che conoscono la materia, consigli che per forza vengono tradotti in disposizioni governative. Eppure, c’è chi crede che basti essere stato eletto parlamentare per sapere che il coronavirus non c’è o che, se c’è, non fa danni negli assembramenti nè nei colloqui a tu per tu , non si trasmette col fiato, eccetera. Alla lunga, queste tonitruanti prediche televisive convincono le anime semplici.
      A ciò si aggiungano giornali e TV, che, per ogni poveretto morto per incidente stradale, fanno cinque interviste ed una pagina di gioornale o mezz’ora di trasmissione. Mai che facciano una pagina per ognuno dei trecento morti giornalieri o trecento mezz’ore di interviste TV. Capisco che non ci sarebbe guadagno e che, quindi, mors tua vita mea (io campo e tu crepa).
      Caro Beato, è superbia o si rasenta l’ottavo sacramento?
      Purtroppo, ci sono tanti piccoli artigiani o negozianti che soffrono il danno economico in modo terribile, che sono costretti ad impoverirsi veramente per non gravare di morti gli italiani; a volte non hanno nemmeno più la forza di protestare clamorosamente, come fanno certi gestori di ristoranti da 300 euro a pasto. Sono questi ultimi quelli che protestano prepotentemente, in Mercedes, dicendo sottovoce “io apro lo stesso e, con 10/20 clienti, pago tutte le multe che vogliono e ci guadagno ancora un mucchio”; oppure quegli albergatori con camere o suites da 2.000 a 20.000 euro per notte (uno lo disse alla tele) che ospitano di nascosto infischiandosene delle piccole multe. Questi sì che hanno soldi per protestare con trombe e megafoni.
      Ti ricordi, qualche decennio fa, quando Andreotti, intelligentemente cinico, avendo aumentato certe tasse per pericolose e inderogabili necessità del bilancio italiano, accusato di farci tirare la cinghia, rispose semplicemente: meglio tirare la cinghia (noi) che tirare le cuoia (lo Stato)?
      Ma dello Stato chi se ne frega? Direbbero i miei amici che, per dimostrarsi importanti, non usano un parlare forbito.
      Caro Beato, infatti, ora non è più così; gli intelligentoni (eufemismo) pensano: io non voglio tirare la cinghia ma guadagnare, anche se ciò porta altri a tirare le cuoia.
      Poi, si fanno il segno della Croce e la Domenica vanno a Messa. Ma si salvano, protetti dall’ottavo sacramento. Tu non credi?
      Per fortuna, abbiamo un Santo Protettore, il Tuo collega San Vaccino, il quale, malgrado i No Vax, No Tav, No qui, No là, Libertà, Libertà (di guadagnare per mantenere la Mercedes o la BMW), continua imperterrito a far sì che noi, che non corriamo dietro al denaro e paghiamo fino all'utimo euro di tasse, moriamo sempre di neno.

      Con devozione, il Tuo fedelissimo

Giovannino del Maestro

 

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