bella 107

RIPENSANDO ALLA GUERRA FINITA (Giugno 2015)

      Questo mese, tralascio le notizie di cent'anni fa e torno a quelle del primo dopoguerra (1945).
      L'Italia finalmente era in pace e mio padre poteva tranquillamente andare a far scuola senza l'ansia di controllare ogni mattina dai baluardi del paese - dopo aver dormito da amici, per precauzione - se ci fossero movimenti in arrivo di truppe tedesche o repubblichine. E continuava a meditare sul mondo agricolo, la sua passione.
      Quando fu arrestato e condannato, lo fu per sciocchezze (sentiva Radio Londra; andò colle scolaresche. come si faceva per chiunque, ai funerali di due partigiani locali caduti); ignoravano che, da uomo di pace e non d'armi, era iscritto al partito socialista (mi pare si chiamasse PSIUP, ma ne non sono sicuro) e scriveva articolini su un giornale clandestino di cui non so nè il titolo nè dove venisse stampato e diffuso. Ma non parlava mai di politica, non era il suo forte. Si occupava di come si dovessero modificare le leggi agrarie.
      So che scrisse sulla necessità di modificare l'istituto della mezzadria (e noi avevamo mezzadri...), della schiavenza e, soprattutto, del calcolo salariale del servo di campagna.
      Per inciso, per chi non ricordasse, la schiavenza piemontese era il contratto con cui il proprietario assumeva una famiglia che eseguiva tutti i lavori del fondo, ricevendo un compenso in denaro, in natura, in compartecipazione (mais, bozzoli, latte). Aveva alcune varianti, ma l'indirizzo della conduzione spettava sempre al proprietario.
      Mi ricordo quando - eravamo in guerra - mi parlava dell'ingiustizia del sistema retributivo del servo di campagna. Rammento, però, che cosa ne scrisse, perché mi spiegò come il servo veniva retribuito secondo l'uso codificato dal tempo e dalle consuetudini aventi forza di legge non scritta. Per i giovani, che non ne hanno idea, provo a descriverlo.
      Si partiva da due princìpi: uno, secondario, che qualunque posto andava bene al servo per dormire. Poteva essere il solaio, il sottoscala, il fienile chiuso da quattro lati, il magazzino, se non si aveva di meglio. Ci poteva essere il lettino, una branda o un semplice giaciglio. Ho presente le parole di un caro amico di famiglia (di famiglia povera, ovviamente) che era servo di campagna e diceva che, partito per il fronte nel 1918, dormì per la prima volta in una branda. Per la verità, nemmeno in famiglia aveva una branda tutta per sè.
      Il secondo principio era che il servo non aveva orario; alla bisogna, la giornata lavorativa poteva essere anche di 20/22 ore. Però, umanamente, si utilizzava solo ove necessario; di conseguenza, nei mesi invernali, il riposo era ampio, potendo essere anche di 7/8 ore per notte, con ampi spazi di riposo durante il giorno. Ne veniva come corollario, che la paga era proporzionata alle presunte ore di lavoro.
      Di conseguenza, ogni giorno aveva un peso salariale diverso. Il contratto era sempre su base annua, anche se a volte veniva interrotto per qualche motivo. Allora veniva in gioco il modo barbaro del conteggio del salario, il quale non veniva diviso per 365 (i giorni dell'anno), ma per 1260, numero così ricavato:
gennaio vale 30
febbraio vale 60
marzo vale 90
aprile vale 120
maggio vale 150
giugno vale 180
luglio vale 180
agosto vale 150
settembre vale 120
ottobre vale 90
novembre vale 60
dicembre vale30.
      Alcuni esempi. Salario annuo di 365 lire (per semplicità). Il servo presta servizio per soli due mesi; la logica vorrebbe che la paga fosse 60 lire (circa). Il calcolo, invece, porta:
gennaio+febbraio = 90 = lire 26,07
marzo+aprile = 210 = lire 60,83
maggio+giugno = 330 = lire 95,59
giugno+luglio = 360 = lire 104,28
      e così via, facendo il calcolo dei giorni singoli quando c'era la frazione di mese.
      Contro questi sistemi erano le silenziose battaglie scritte di mio padre durante la guerra e mi spiace di non avere alcun indizio per ritrovare traccia dei suoi scritti. Bisogna anche dire che venivano inviati anonimi da una staffetta partigiana che non sapeva nemmeno di che cosa si trattasse, da dove venissero e a che cosa servissero.

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