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ACCADEVA 100 ANNI FA... (Giugno 2019)

      Da LA STAMPA del 1° Giugno 1919

SCIOPERI VIOLENTI

      ""“Durante lo sciopero nelle campagne novaresi venivano tratte in arresto certe Porzio Pierina, Oblasi Maria, Fortini Maria e Gallo Giuseppa perché, recatesi con altre scioperanti in cascinali per far cessare il lavoro, oltraggiarono un carabiniere ed un caporal maggiore di fanteria, minacciando di irrorarli non precisamente con delicati profumi. Accusate erano pure di aver usato violenza agli agenti per liberare un arrestato e di aver gridato: «Abbasso lo Stato! Viva la Repubblica!». Però quest’ultimo addebito non fu mantenuto dal Tribunale di Novara, che giudicò le giovani donne scioperanti, perché non fu provato che esse avessero emesso grida sediziose. Per le altre imputazioni inflisse pene di un mese di reclusione. La Corte d’Appello, dinanzi alla,quale però non comparvero le condannate, confermò la sentenza""".

      Le ferite della guerra non sono rimarginate; i prezzi crescono, i salari no. La vita delle mondine rovina sempre più la salute. Mi commuove pensare all’ultima strofa della loro canzone che dice: “Mamma papà non piangere / se sono consumata / E' stata la risaia / che mi ha rovinata”. Si può comprendere, quindi, se il sentirsi vittime di ingiustizie – perché tale è la speculazione sul lavoro altrui – fa trascendere nei modi e nelle parole. Si comprende un po’ meno il voler costringere allo sciopero chi intende lavorare. Comunque, la Giustizia è stata benevola, probabilmente toccata dalla loro condizione.

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      Da La Stampa del 7 giugno 1919

I drammi della gelosia

      """Ieri, al Regio Parco, le guardie daziarie trovarono un uomo steso a terra che, a prima vista, fu creduto ubriaco. Ma, avvicinatesi e visto il sangue sgorgare da diverse ferite, compresero trattarsi di un tragico fatto di sangue e subito telefonarono al Municipio. Il ferito venne immediatamente ricoverato al San Giovanni, dove il medico Ferrero constatò che lo sconosciuto era in condizioni gravissime per varie ferite da arma da taglio. Dalla sua tessera tramviaria, si vide trattarsi di Lo Bosco Lorenzo, operaio meccanico presso l’Azienda Elettrica Municipale.
      La Questura avviò le indagini e la lunga striscia di sangue che dal casotto daziario si perdeva nel prato indicò che il ferito si trascinò per lungo tempo in cerca di aiuto. Purtroppo, il ferito, non era e non è in grado di parlare.
      I sospetti della Questura si appuntarono su un suo collega di lavoro, certo Luigi Cerini, di anni 29, abitante vicino al Lo Bosco. Gli Agenti si recarono alla casa del Cerini e, visto che si mostrava imbarazzato e preoccupato, lo arrestarono. Il Cerini negò fino al giorno dopo, finché cedette e diede la sua versione. Disse:
      “Il Lo Bosco è mio amico, ma avvenne un fatto. Una notte, non riuscivo a dormire e mi rigiravo nel letto senza disturbar mia moglie. Notai che, con circospezione che pensavo dovuta ad un riguardo verso di me, essa si alzò ed uscì, perché il bagno è sul ballatoio esterno. Visto che, dopo un bel pezzo non tornava, apro l’uscio e vedo, perdio!... mia moglie abbracciata ad un’ombra che si rintana nel gabinetto. Apro l’uscio e vi trovo il mio compagno di lavoro Cerini. Superati i primi marosi, il Cerini riuscì ad assicurarmi che i colloqui notturni erano quanto di più innocente si potesse immaginare: pregare mia moglie che si interessasse per un favore che una sua amica poteva fargli. Momentaneamente mi tranquillizzai ma, nelle notti successive il dubbio mi attanagliò. L’ho sposata per amore e voglio bene a mia moglie e, per concludere, cominciai ad interrogarla assicurandola che non m’importava granché. Essa così mi confessò di avere avuto rapporti intimi col mio amico.
      Io invito il Cerini ad un appuntamento a Porta Palazzo dove, con mia moglie, cenammo tutti e tre tranquillamente. Nel ritorno, le ire che mi bollivano dentro scoppiarono e, con un triangolo (che cos’è?) colpii l’avversario in una spalla.” Fine della confessione.
      Veramente, lo colpì in più punti e diede una sua versione, dicendo che il triangolo era nelle mani del Cerini e che egli glielo strappò per difendersi, ma fu provato che egli, già giorni prima, aveva portato via dall’officina il triangolo. Perciò: omicidio premeditato. L’arma fu rinvenuta in un prato attiguo al luogo del reato. Al momento attuale, il ferito è ancora in coma.

      Nota mia: che bella cosa la gelosia! Peccato che mia moglie non me ne abbia mai dato l’occasione (almeno così credo…).

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      Da La Stampa del 13 giugno 1919

“Il comizio a Genova contro il caro-viveri degenera in tumulti e sanguinosi conflitti. Un morto e sessanta feriti, dei quali 40 agenti – Il negozio d’un pizzicagnolo, violatore del calmiere, devastato – Il deputato di Cairo Montenotte percosso ed inseguito dalla folla.”

      Riporto solo il titolo del lunghissimo articolo e l’incipit, che basta a dare l’idea del fermento e della disastrosa situazione economica e politica del momento:

      “Una folla, che si calcola da 40 a 50 mila persone, si è radunata oggi in comizio in Piazza De Ferrari, per protestare contro il caroviveri. In tutta la città erano stati chiusi, poco dopo mezzogiorno, gli esercizi pubblici e gli uffici. Ogni laboratorio, ogni magazzeno, ogni bottega e caffè e restaurants e bar. Sospeso era completamente il servizio tramviario e delle carrozze, serrati i portoni della case e degli alberghi. La città fuori della Piazza De Ferrari e dintorni appariva abbandonata, deserta, senza più nessun segno di animazione.”

      Commento: ci rendiamo conto, oggi, che le guerre, vinte o perse, lasciano sempre uno strascico di dolore, di difficoltà economiche, a volte di miseria, che spesso generano sussulti sanguinosi? E’ successo in Germania (guerra persa) come in Italia (guerra vinta).

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      Da La Stampa del 29 Giugno 1919

I fermenti sediziosi in Germania – Lo stato d’assedio ad Amburgo e la resistenza dichiarata in Polonia

      "Le truppe del generale Latol hanno iniziato la marcia su Amburgo. Il comando della colonna è stato preso dal generale Matin, che comanda la 9^ brigata. Un proclama diretto alla popolazione di Amburgo annuncia lo stato d’assedio nella città e dintorni, ed avverte la popolazione di sgombrare le strade per rendere meno difficile l’esecuzione delle misure affidate alle truppe governative. L’occupazione del territorio intorno ad Amburgo è avvenuta senza incidenti. Sarebbero tuttavia stati notati rinforzi di comunisti da Dresda, da Lipsia, da Brema.”

      “Anche a Francoforte, dopo i combattimenti che si sono svolti nei giorni scorsi, è stato proclamato lo stato d’assedio. Per sgombrare la piazza le truppe del Governo fecero uso delle armi. Vi furono 7 morti e 22 feriti. In seguito a ciò gli operai armati riuscirono ad assumere il compito della polizia della città."

      "Sono avvenuti gravi disordini anche a Landsberg. Numerosi giovanotti, radunatisi nella piazza del mercato, hanno saccheggiato l’ufficio di approvvigionamento. La folla nella mattinata ha saccheggiato i magazzini delle merci della stazione ferroviaria.”

      Come si vede, la Germania era allo stremo; crescevano le forze comuniste, che miravano al colpo di stato, come era riuscito a Lenin in Russia. La conclusione è che, rossa o nera, la miseria portò alla dittatura; in questo caso, nerissima.

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