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ACCADEVA 100 ANNI FA... (Ottobre 2019)

      Da LA STAMPA del 2 Ottobre 1919

IL PROBLEMA DI FIUME

”Wilson
(Presidente U.S.A.) ha chiesto all'Italia all'Italia l'espulsione di D'Annunzio da Fiume minacciando Il blocco della città”.

      Il quotidiano LA VEDETTA D’ITALIA così risponde in un articolo:
«“Dicevamo nell'uttimo numero della Vedetta: non facciamoci illusioni; non attendiamo da Roma ciò che dobbiamo attendere solo da noi. Le notizie di Montecitorio ci danno ragione, il discorso Tittoni conferma che solo la nostra fermezza e la nostra decisione assoluta di difendere questo lembo di terra italiana fino alle estreme conseguenze potrà salvare l'italianità del Quarnaro. Chi vuole togliere all'Italia Fiume, la ferrovia, il porto, il territorio, devo venire qui a scacciare i difensori del Quarnaro. L'Italia ufficiale è, sino ad oggi, prigioniera dei propri errori; deve essa trovare la maniera di districarsene. Ma noi siamo i figli della nostra audacia e della nostra fede: non sentiamo la necessità né il dovere di assumere noi l'eredità e il peso degli errori altrui. Questi lunghi errori del Governo di Roma noi li abbiamo sanati in. un sol giorno: nel giorno in cui abbiamo rioccupata con volontari Italiani, la città, che le truppe del Governo avevano abbandonato; nel giorno in cui abbiamo ammainato sul palazzo del Comando ogni bandiera che non fosse italiana; nel giorno in cui abbiamo negato ogni potere pubblico ad Autorità che non siano italiane. Ora per noi la questione è semplice. Fino al giorno in cui lo Stato italiano si sentirà capace di venire a prendere dalle nostre mani il tricolore, che la popolazione fiumana ha ribattezzato-con la sua fede, fino al giorno in cui lo Stato italiano sarà in grado di venirci a sostituire, fino a quel giorno noi resteremo al nostro posto, sordi a qualunque invito e a qualunque minaccia, perché fino a quel giorno noi siamo l'Italia. Noi non cediamo; non siamo disposti a cedere il porto di Fiume, perché questo equivarrebbe cedere la vitalità commerciale di Trieste; non cediamo e non siamo disposti a cedere la ferrovia e il territorio di Fiume, perché questo equivarrebbe cedere il dominio commerciale dell'Adriatico.»

      Il tutto finì col bagno di sangue del Natale 1920, quando le truppe italiane cacciarono D’Annunzio ed i suoi legionari da Fiume. Ma, alla fine, Fiume rimase italiana (fino alla guerra 1940-45…).

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      Da LA STAMPA dell’8 Ottobre 1919

      L’onorevole Giolitti, dopo qualche anno di pseudoriposo, ritornò nell’agone politico nel 1919, preparandosi a ridiventare Presidente del Consiglio, il che avvenne negli anni 1920-21.
      La sua città (Dronero) gli preparò un banchetto augurale per future vittorie elettorali e anche le ferrovie statali si diedero da fare. Adesso ci scandalizziamo se un capopartito va a bere l’acqua alla sorgente del Po o fa fare un giretto al figlio sul motobarchino della Polizia; allora sembrò normale che lo Stato omaggiasse tanto uomo.
       Così dice LA STAMPA:

      “Il Capo-Divisione del Movimento Ferrovia dello Stato comunica:
      - Domenica 12 corrente, in occasione del banchetto all’on. Giolitti, verranno effettuati, per regolare l’affluenza dei viaggiatori a Dronero in sussidio ai treni ordinari, i seguenti treni:
      - Treno Torino-Dronero: Torino P. N. parte ore 7,30 – Savigliano 8,29 – Saluzzo 8,59 – Busca 9,35 – Dronero arriva ore 10.
      - Treno Dronero-Torino: Dronero parte 16,20 – Busca 16,47 – Saluzzo 17,24 – Savigliano 18,08 – Torino arriva 18,55.
      Questi treni faranno servizio di prima e seconda classe. Avranno pure luogo tra Cuneo e Busca i seguenti treni, in coincidenza coi treni da Mondovì, Savona e San Dalmazzo di Tenda e con servizio viaggiatori delle tre classi:
      - Treno Cuneo-Busca: Cuneo parte 8,30 – Busca 8,50 – Dronero arriva 10,15.
      - Treno Busca-Cuneo: Dronero parte 15,45 – Busca 16,15 – Cuneo arriva 17,20.”

       Evidentemente, il treno da Torino era solo per signori, non avendo la terza classe, la più comune.

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      LA STAMPA del 9 Ottobre 1919 apre con questo preoccupante titolo:

      “Il Consiglio dei Ministri cerca una soluzione per Fiume e decide di applicare il prestito forzoso all’1% - I patrimoni inferiori alle 20.000 lire esclusi – Le aliquote di partecipazione dal 5 al 45% e oltre – Aumento delle tasse sugli affari e dell’imposta sulle successioni – Aumento delle tariffe ferroviarie”.
      L’articolo così continua:
      “Il Consiglio dei ministri, dopo la questione di Fiume, ha non meno largamente esaminata la situazione finanziaria, giungendo unanime alla conclusione della necessità di applicazione, mediante decreto reale, dei provvedimenti finanziari. Il Consiglio dei ministri ritiene ciò inevitabile, tanto più che ben presto il ministro del Tesoro, on. Schanzer, deve recarsi all’estero, cioè a Parigi ed a Londra, per sollecitare dagli alleati nuovi accordi finanziari con l’Italia. Di fronte alle richieste che stanno per muoversi all’Inghilterra ed all’America, il Governo italiano crede necessario dimostrare all’estero che l’Italia non rinuncia ai penosi doveri impostile dalla propria situazione finanziaria. Perciò, i ministri hanno senz’altro deliberato l’applicazione per decreto reale del prestito forzoso.”

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      Da LA STAMPA del 13 Ottobre 1919:

«Giolitti espone il suo programma politico tra le ovazioni del popolo
“Nella condizione che mi era stata creata, non potei servire il mio Paese che col silenzio”.»

      ;E’ il classico modo di far propaganda: dire, ridire, straripetere che si opera per i cittadini, per il popolo; promettere, promettere promettere che sarete tutti ricchi; però, datemi pieni poteri….
      Sentii qualcosa del genere di recente.

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      Da LA STAMPA di Domenica 26 Ottobre 1919:

“Indegna gazzarra a un comizio femminista

      La lotta elettorale ha avuto oggi un intermezzo allegro, ma anche assai penoso. Il comizio femminista, tenuto oggi, alle 17, in Piazza della Pilotta, si è risolto in un’indegna gazzarra, alla quale non solo le signore che presero la parola furono insultate, ma le stesse oratrici finirono coll’accapigliarsi tra loro.
      Giova premettere che il comizio non era stato indetto per sostenere alcuna delle sei liste di candidati maschi (nota mia: le donne non era ammesse) che oggi si contendono il voto degli elettori: il comizio era indetto come propaganda al voto femminile politico alle donne (nota mia: c’è un voto femminile agli uomini?), già consentito dalla Camera, ma da applicarsi nelle elezioni generali successive a quelle imminenti. Le oratrici dovevano essere la signora Valeria Zanini e la signorina Persico.
      Numeroso fu il pubblico accorso, ma composto quasi esclusivamente di uominie specialmente di studenti non universitari. Erano presenti note femministe.”

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