GOVERNO DEL FARE? (Novembre 2013)

"Puntiamo sulla scuola; rendiamo più moderna l'istruzione; stanziamo più fondi per le scuole!". Sono i gridi di battaglia dell'attuale governo. Ma, in pratica, che cosa si è fatto? E ciò che si è fatto si è fatto bene? E ciò che si ha in mente di fare sarà la cosa migliore?
      Cominciamo col leggere l'articolo di Andrea Ichino sul CORRIERE DELLA SERA del 21 ottobre 2013, che riporta un dotto discorso in cui si parla di "ritardo di competenza alfabetico-funzionale" (che espressione elegante...).. E meditiamolo. Poi, ragioniamo.
      Si dice che siamo arretrati, perché così dicono le varie indagini internazionali. Ma siamo sicuri che siano corrette, nel senso che valutino appieno la formazione dell'individuo? Mi sono presa la briga di esaminarle un po' a fondo e mi son fatta la convinzione che risentano molto dell'assetto nordico, che mette a disposizione dello studente tutto ciò che occorre per studiare la materia preferita. Ma solo quella. Di conseguenza, saremo sempre, certamente, battuti da studenti stranieri che sanno tutto sugli animali (ma solo quello), tutto sulla psicologia (ma solo quello), tutto sulla meccanica (ma solo quello), eccetera.
      Per la scuola italiana - soprattutto per la secondaria di secondo grado - più che l'aumento di disponibilità finanziaria a pioggia, occorrerebbe cominciare a raddrizzare tre storture.
      1) Migliorare la qualità degli insegnanti. Il che non può avvenire con corsi e ricorsi ed esamini. Bisogna capire che, finché i dirigenti non potranno (o non avranno il coraggio di) liberarsi degli insegnanti incapaci, non si migliora. Come già dissi in passato, sono pochi, pochissimi, ma praticamente godono dell'impunità, come i magistrati: non ammettono di sbagliare e gettano il discredito su tutti gli altri.
      E' successo a me, che, per liberare la scuola da un insegnante di lettere che terminava un ricorso, scritto a mano, con la frase "Con riserva di ogni deteriore azione", ho impiegato parecchi anni fra corsi e ricorsi sindacali. Fa il paio con quel docente che - recentemente - si lamentava meco della maestra che pretendeva dalla figlia (5^ elementare) la prova del nove alle operazioni. "Che è 'sta prova del nove?" mi chiedeva schifato. Eppure, è di ruolo di matematica.
      2) La differenziazione fra i vari ordini. Non mi riferisco agli indirizzi, che sono ancora troppi, anche se gli oltre 170 indirizzi dei tecnici si sono già dimezzati. Penso, in particolare, ai licei.
      Quando nacque, lo scientifico scimmiottava un po' il classico; ora, le parti sono invertite: il classico scimmiotta lo scientifico. E' ovvio che il classico non sia un liceo di massa, ma non per questo è stato un bene snaturarlo. Se si riduce la filosofia nel classico, se si sintetizza la storia per seguire gli eventi contemporanei, si snatura il classico.
      Qualche cervellone è convinto che la classicità consista soltanto nello studio della lingua latina (traduzione solo dal latino, per carità!) e di quella greca, problema di cui già parlai in passato. Quando ci convinceremo che lo studio della classicità si fa soprattutto sui maestri del pensiero, cioè, sui filosofi in senso lato? So di parlare al vento. Però, ditemi in che cosa si differenzia il classico dallo scientifico, se non per il cambio di una materia e la diversa distribuzione delle altre?
      Della terza stortura parlerò un'altra volta.

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