LE FOTO DA 641 A 645 (Dicembre 2013)

641) - 1940 - Genova. Nel mese scorso si è tanto parlato di Priebke e della caccia agli ebrei. Ma non fu solo Priebke: qualche italiano gli diede una mano.
        Questa è la foto di Giacomo Sacerdote, ebreo, zio di mia moglie, quando aveva 24 anni. Laureato ed avviato alla professione, era sposato con una ebrea ed aveva un bimbo di pochi mesi, quando, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 e l'occupazione tedesca, si fece feroce la caccia all'ebreo. Aiutato probabilmente da un'organizzazione cattolica locale, riuscì ad avere documenti "puliti" per sè e per la moglie con cui recarsi in Svizzera. Prima di partire, in gran silenzio, salutò l'amico del cuore, genovese, che subito corse a denunziare il fatto al comando tedesco. A Sondrio, li fecero scendere dal treno e, dopo peripezie varie, finirono tutti "fumati" ad Auschwitz, come risulta dal meticoloso registro tenuto dai kapò tedeschi.
        L'amico del cuore, fascista convinto, anni dopo, si recò dai vecchi genitori per giustificarsi, dicendo che credeva che lo mandassero soltanto a fare il militare...
        A questo proposito, penso dicesse la verità. Infatti, mio padre leggeva il giornale e ascoltava la radio, era venuto a conoscenza delle leggi razziali che causavano problemi agli ebrei a scuola (l'ambito del lavoro di famiglia), ma nessuno pensava che finissero in un forno crematorio.

642) - 1999 - Cuneo. La Città di Cuneo (in particolare, le Associazioni Combattentistiche) ricorda i suo giovani, i più giovani, mandati in massa a farsi uccidere per difendere i confini.
        La scritta, alla base di una colonna romana, dice:

1899 - 1999
AI RAGAZZI DEL 99
I DICIOTTENNI CHE SEPPERO MORIRE
PRIMA ANCORA DI AVER IMPARATO
A VIVERE
PIAVE                        GRAPPA

Per la verità, non fu l'ultima classe mandata a morire: fu spedito al fronte anche il primo scaglione del 1900. Un nostro amico di famiglia - classe 1900 - raccontava le tragedie che vide a quell'età, ma, con l'arguzia che caratterizza i langaroli, diceva anche: a me andò bene, non solo, ma, per la prima volta in vita mia, dormii in un letto da campo.
        Infatti, era di famiglia povera e, a 10/12 anni, era andato a fare il servo di campagna. In certe cascine, non c'erano letti per tutti ed i servi di campagna dormivano nel fienile, sul fieno o sulla paglia, coprendosi come potevano

643 - 2006 - Novello. Tutti i Comuni sono pieni di lapidi che ricordano i caduti in guerra, ma, molto spesso, se si riferiscono a caduti della Prima Guerra Mondiale o alle precedenti, presentano segni di decrepitezza, di poca o nulla manutenzione.
        Il Comune di Novello, non per amore della guerra, ma per amore dei propri figli, ha provveduto a rinfrescare le targhe più vecchie. Essendo impossibile il ripulirle, le ha rifatte ex novo. Poiché alcuni nomi erano poco leggibili, si fecero ricerche all'anagrafe ed ai registri parrocchiali. Fu scoperto che uno dei caduti - sul finire del 1861 - cadde in Basilicata o in Calabria. Poiché non c'erano guerre ufficiali in corso da quelle parti, si capì che era caduto combattendo il brigantaggio. Come oggi.

644 - 1948 - Bra. E' una foto di alcuni convittori del Convitto Arcivescovile di Bra. Ho messo la data del 1948, perché io vi giunsi solo nel 1949 e in quella foto non ci sono.
        Da sinistra a destra, sul muretto: Giuseppe Alessandria, Giovanni Gallo (deceduto), sconosciuto, Franceschino Castella (deceduto), Fiorenzo Fenocchio.
        Da sinistra a destra, in basso: Silvio Viberti, don Giovanni Pomatto, un sacerdote che non conosco, Barale (non ricordo il nome) mi pare di Cavallermaggiore, Gianfranco o Giancarlo Gagliasso di Verduno.
        Erano ancora i tempi in cui, per magnificare l'ospitailtà dei convitti, a proposito del pranzo si scriveva sul volantino "pane a volontà". E non ci siamo mai lamentati.
        Era anche il tempo in cui, per le ultime volte, si sentiva lodare la merce (specie stoffe) in vendita ai mercati col grido: "comprate, è roba d'anteguerra!".

645) - 1963 - 1963 - Chiavari. Sono passati cinquant'anni da quando ricevemmo dal celebrante il libretto rosso fotografato.
         E' stata una lunga avventura, affrontata sempre uniti, con aiuto reciproco, nelle gioie e nei dolori.
        L'avventura continua e il riprendere in mano quel libretto mi commuove, mi fa scorrere velocemente, come in un film, tanti episodi legati a noi, ai figli, ai genitori, ai parenti, agli amici e, adesso, ai cinque nipoti. E' tipico dei vecchi avere la commozione facile e non me ne vergogno.
        Da fidanzato, in una lettera all'allora fidanzata (a quei tempi, ci si scriveva soltanto e ci si incontrava con prudenza...), scrissi: "mettiamoci in cammino insieme e faremo grandi cose". Non le avremo fatte, forse, dal punto di vista materiale, ma nello spirito sì: possiamo dirci orgogliosi della famiglia e, per noi, è ciò che conta.

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