La perfetta Letizia 27

DIAMO I NUMERI (Aprile 2006)

Ho letto e riletto l'ultimo rapporto OCSE sulla scuola in Europa, nonché le opinioni di esperti del problema, apparse su vari giornali. In particolare, è consivisibile tantissima parte di quanto scrisse Gaspare Barbiellini Amidei sul Corriere della Sera: ma non tutto.
      Intanto, rendiamoci conto di due eventi straordinari, merito indiscusso - e lo dico a denti stretti - della perfetta Letizia.
      1) Il 1° Settembre, il 95% del personale (soprattutto docente) è al suo posto. Mai, da quando ho l'uso di ragione, ho visto tutti gli insegnanti in cattedra al primo giorno di scuola, nemmeno quando l'anno iniziava il 1° ottobre.
      2) Mai, da quando mi occupo di scuola, cioè, da 45 anni, si verificò un così basso numero di supplenti (chiamiamoli precari, così ci capiamo meglio) necessari ad inizio d'anno, soprattutto pensando alle grida in tal senso di qualche ministro fa.
      Detto questo, torniamo all'OCSE. Il disegno di una scuola italiana disastrata non mi convince del tutto; che occorrano riforme, è indubbio, anche perché la natura stessa dell'attività porta ad una continua necessità d'innovazione pedagogica. Ma, nella sostanza, questa incapacità docente non la vedo, specie se la raffronto con le numerose scuole straniere che conosco.
      Certamente, pesa negativamente il fatto che l'Italia investa nella scuola il 4,9% del prodotto interno lordo, contro il 5,8% della media europea. Ma non è colpa degli insegnanti; eppoi, vorrei capire meglio il concetto d'investimento dell'OCSE. Ad esempio, come si calcolano le spese per le scuole non statali che fanno pagare una retta? E per quelle che vivono di contributi volontari?
      Ho qualche dubbio sull'allarme dell'ottimo citato articolista sulla senescenza della classe docente. Il dato, di per sè, è vero; ma su di esso quanto ha influito la denatalità e la conseguente riduzione di plessi e di classi? Esempio banalissimo: quando presi servizio nella mia provincia, nelle elementari c'erano circa 900 plessi e 40.000 alunni. Quando cessai, i plessi erano poco più di 200 e gli alunni 24.000.
      Altro dubbio mi viene dal calcolo della media di alunni per docente. Che cosa si vuol dire, dicendo che abbiamo 10,5 alunni per docente mentre la media europea è di 14,6? Un giornale sindacale ha fatto un accuratissimo esame del modo con cui tale media è calcolata dall'OCSE: è un calcolo complicatissimo, che mi ha portato a concludere che non sia molto indicativo. Se in una classe di 20 alunni si avvicendano docenti con 18 ore settimanali d'insegnamento, si avrà un certo rapporto alunni/docenti; se, nella stessa classe, si avvicendano docenti con (è un esempio volutamente macroscopico) 36 ore settimanali, i ragazzi riceveranno la stessa quantità oraria d'insegnamento, ma il rapporto allievi/docenti sarà raddoppiato.
      Perciò, meditiamo ancora, prima di gridare al lupo.
      Per il resto, concordo con l'analisi dell'opinionista del Corriere, pubblicata sul quotidiano il 7 Gennaio 2006.

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