IMPRESA SINDACALE (Gennaio 2021)

 

      Dopo l'ultimo avvenimento in campo scolastico, non me la sento più di parlare di scuola; sono afflitto e sarò breve.
      In quest'ultimo anno, si è fatta e si fa una fatica enorme per far scuola, ove per far scuola s'intende non fare i custodi di bambini e ragazzi, ma dare loro una educazione civica basata sulla capacità di ragionare e di comportarsi sulla base dell'imperativo categorico di kantiana memoria. E, se me lo fossi dimenticato, Kant così definiva quell'imperativo: "agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo."
      Ora, per le vacanze di Natale, Capodanno ed Epifania - tipiche del mondo della scuola - gli insegnanti hanno ottenuto che i sindacati riuscissero nell'impresa, in certe Regioni, di chiudere le scuole in anticipo (mi pare il 18 Dicembre) perché i docenti non locali desideravano andare a casa per le vacanze.
      Su un quotidiano, un giornalista ha anche avanzato l'ipotesi che, col 7 Gennaio, giorno di rientro in servizio, parecchi si possano ammalare per un po'.
      I tempi sono cambiati. Mi rammento il 31 Dicembre 1956. Ero dipendente di ruolo in un ufficio statale ad Oristano (Sardegna, per chi non lo sapesse) e chiesi una settimana di ferie (ripeto, di ferie, non di permesso) per tornare in Continente dai miei (a Cuneo, in Piemonte, per chi non lo sapesse). Dovevo riprendere servizio il 2 Gennaio.
      Il pomeriggio del 31 Dicembre, mi recai a Genova per imbarcarmi sul traghetto per Porto Torres, da cui in treno sarei arrivato ad Oristano. Il mattino presto del 1° Gennaio 1957, sbarcai, presi il treno e verso le 10 arrivai ad Oristano. Il tutto perché, se avessi passato il Capodanno a casa, saarei arrivato in ufficio sempre il 2 Gennaio, ma alle 10,30 e non alle 8,30, orario normale; e senza problemi, perché il caposezione ero io e, fra l'altro, non c'era obbligo di firma. Non ero furbo, ero solo Cuneese (il che dice tutto e avalla la nomea che abbiamo e di cui siamo orgogliosi...).
      Non serve parlare di scuola. Non serve credere che gli italiani migliorino. Non serve credere che l'Italia cresca nel concetto degli altri stati, né che progredisca nello sviluppo economico e culturale.
      Siamo gente che disprezza gli onesti. Finché dura.
      Siamo gente che plaude all'intelligenza dei furbetti. Finché non finiremo sul lastrico.
      Siamo gente che applaude politicanti e sindacalisti che abbaiano tanto. Finché una qualche rivolta scriteriata non ci toglierà quel poco di democrazia che ancora abbiamo.
      Quale scuola migliore che la vacanza?

Indietro
lettera successiva
torna all'indice
Torna a L'ABILE LUCIA