Ave Maristella 16

ATTRIBUTI (Ottobre 2009)

Dicono che alcuni Sindaci della Provincia si siano visti rifiutare il visto necessario per ottenere il contributo regionale per la costruzione o l'adeguamento dell'edificio scolastico. A me pare un po' strano, ma, se fosse vero, sarebbe preoccupante.
      Ora, è evidente che, se si richiede un visto dell'autorità scolastica, è perché questa deve valutare l'opportunità del lavoro, soprattutto sotto l'aspetto della presumibile continuità del servizio. Ora, alcuni Comuni non avrebbero ottenuto il visto, perché con meno di 50 alunni.
      Ma vogliamo scherzare? La norma c'era già ai miei tempi (erano i tempi del ministro Berlinguer), ma, prima di rifiutare un visto, si analizzava bene la situazione. Il ragionamento - seguito da tutti i Provveditori - era questo: se si stima che la scuola possa esistere perché necessaria, non si rifiuta il visto. Era un minimo di difesa che ogni funzionario responsabile poteva fare per il proprio territorio. Se si trattasse di un semplice riscontro numerico, basterebbe un applicato a comunicare i dati, senza bisogno dell'intervento di un dirigente. Non è ipotizzabile il caso di un dirigente a cui il territorio affidatogli non interessi; se, invece, esiste, prende la norma alla lettera e la interpreta come una chiusura assoluta, così sta tranquillo.
      Ma un dirigente non dovrebbe mai vivere da applicato (con rispetto per questi): ha un'altra retribuzione e, soprattutto, un altro compito. Speriamo si sia trattato di un equivoco, altrimenti sarebbe grave.
      La gravità è che, con tale comportamento, si anticipa il criterio di considerare la scuola a cui si nega il visto come scuola soggetta a possibile soppressione, con tutto quel che ne consegue in termini di panico, di fuggi-fuggi di bravi insegnanti, eccetera.
      Quando presi servizio, nei primissimi anni '60, in Provincia di Cuneo c'erano oltre 900 plessi elementari ed il Tesoro non si stracciava le vesti per la spesa. Ora, sono meno di un terzo per il noto fenomeno di urbanizzazione: non basta?
      Penso che i dirigenti conoscano bene la situazione della propria Provincia di competenza. Ad esempio, la Provincia di Cuneo ha 250 Comuni, di cui un centinaio con meno di mille abitanti. E' ovvio che le scuole siano piccole, ma se non scendono sotto il minimo previsto per una pluriclasse, non c'è motivo di ipotizzarne la soppressione. Se una scuola ha venticinque/trenta alunni ed è l'unica del Comune, non solo va mantenuta, ma va mantenuta in un edificio adeguato. Di qui la richiesta dei sindaci, in questa Provincia sempre molto attenti ai problemi scolastici.
      Qui, la Gelmini non c'entra, la norma è di oltre dieci anni fa. D'altra parte, la Maristella penso sia così accorta da affidare incarichi così delicati a dirigenti regionali e provinciali capaci e col coraggio di interpretare le norme nel modo migliore (eufemismo per dire che cosa dovrebbero avere e che presumo abbiano).

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