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832) - 2019 - Il cartello stradale, in centro città, mi incuriosì per quel "PIASSA" che sapeva tanto di italiano. Eppure, da 80 anni non è più nostra colonia e lo è stata per soli cinque anni. Mi informai dal giovanotto che mi accompagnava.
Il termine è proprio un ricordo italiano. Al centro della città, un po' a cocuzzolo, c'era un'area di terra incolta, con arbusti ed erbacce varie; ma era nel bel mezzo della città. Gli italiani, lavoratori indefessi (non so da quali regioni venissero), in pochi anni ne fecero una spianata asfaltata, la sistemarono a piazza perbene, di lì fecero partire le principali vie della città (le costruirono, in pratica), la circondarono di palazzi altrettanto perbene e la chiamarono Piazza Vittorio Emanuele III Re e Imperatore. Divenne il fiore all'occhiello della città.
Ancora adesso gli etiopi se ne ricordano. Solo che, invece di chiamarsi Piazza Vittorio Emanuele III Re e Imperatore, si chiama Piassa Menelik Imperatore. Il termine PIASSA è rimasto in italiano e ciò, dopo ottant'anni, colpisce. |
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833) - 2019 - Qui, siamo di nuovo nella Cattedrale della SS. Trinità, per le cui notizie rimando alla foto 824.
Il mio accompagnatore fece aprire da un abuna (prete copto) la Cattedrale, perché era chiusa, e ci fermammo a visitarla. Oltre alla tomba dell'imperatore Haile Selassie e della moglie, c'era anche l'inginocchiatoio, dove poteva inginocchiarsi solo l'Imperatore per assistere alle cerimonie.
L'inginocchiatoio era recintato da un lussuoso cordone rosso, che nessuno può superare. Mi lasciai tentare e pregai il mio amico di farmi una foto mentre cercavo di scavalcare e di inginocchiarmi al posto dell'Imperatore. Eravamo solo noi due e l'abuna, che passeggiava annoiandosi in attesa che uscissimo. Feci un po' di acrobazia e, mentre l'abuna era voltato, mi inginocchiai.
Solo che l'abuna si voltò prima del previsto e cominciò ad inveire in modo serio e convincente. Il mio amico non fece in tempo a mettere a fuoco l'obiettivo, ma scattò ugualmente, mentre, subito dopo, scavalcai a ritroso di fronte all'abuna infuriato.
E' per questo che la foto è sfuocata. Comunque, è sempre un bel ricordo. |
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834) - 2019 - E' la casa rossa in cui abitava il generale Graziani, Vicerè d'Etiopia. Al mattino, andava alla sede ufficiale del Governatorato, ma alla sera tornava a dormire in famiglia, in un semplice alloggio.
Parlare di Graziani ad Addis Abeba non è facile; il perché lo sapete avendo visto le note precedenti a cui rimando: foto 817 e a foto 825.
Noi odiamo le SS. tedesche perché, ogni loro morto, fucilavano dieci ostaggi e incendiavano dieci case; ma Graziani fece di peggio: per 5 morti (veramente, 4 morti ed egli ferito), fece fucilare 5000 (cinquemila) civili ed incendiare oltre 100.000 (centomila) povere case, cosiddette tucul. In particolare se la prese coi preti copti, perché aiutavano la popolazione. Rovinò la reputazione degli italiani.
Ciononostante, l'edificio che vedete continua a chiamarsi "casa Graziani" e gli italiani sono abbastanza bene accetti. Per me, fu una sorpresa constatare come non fossimo odiati e quanto apprezzassero quanto facemmo in soli cinque anni. |